Il mio pensiero sul progetto di riqualificazione della piazza Santa Maria Novella a Firenze - Sito ufficiale della pittrice e storica d'arte Elisa Marianini

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Il mio pensiero sul progetto di riqualificazione della piazza Santa Maria Novella a Firenze

Santa Maria Novella: la piazza che spiazza

Ho la fortuna di passare spesso da  piazza Santa Maria Novella, avendo a poche centinaia di metri il mio laboratorio studio di pittura e restauro. La piazza è dominata dalla bellissima  Chiesa di Santa Maria Novella, ed è una delle più  importanti  piazze di Firenze, di antica origine dato che  fu aperta a partire dal 1287 e conclusa verso il 1325 demolendo le case che lì erano ubicate.  
Un grande spazio pubblico, di oltre tredicimila metri quadrati di superficie. La necessità di una così grande piazza era dettata dal fatto che i fedeli accorrevano sempre  più numerosi per assistere alle prediche dei frati Domenicani dell'attiguo convento e sempre grazie alle sue dimensioni divenne anche scenario di feste e spettacoli, tra questi il Palio dei Cocchi, una sorta di corsa con carrozze simili alle bighe romane, istituita da Cosimo I nel 1563, per il quale furono innalzate “aguglie” prima in legno e tela e poi i due obelischi marmorei come mete di svolta dei carri da Bartolomeo Ammannati -  sostenuti da tartarughe in bronzo aggiunte dal Giambologna nel 1608.  

Chiesa di Santa Maria Novella
Il complesso domenicano di Santa Maria Novella
Nella piazza nel corso dei secoli hanno avuto luogo importanti processioni religiose e civili come quella avvenuta durante il Concilio del 1439 che ha rappresentato un momento straordinario per Firenze, sperando che si realizzasse finalmente l’unione definitiva tra chiesa d’Oriente e d’Occidente. Allora come odesso per le strade e le piazze fiorentine era facile imbattersi con genti d’etnie e religioni diverse. Infatti, il ruolo principiale della piazza è sempre stato quello di luogo d’incontro.  La piazza di Santa Maria Novella ha una organizzazione spaziale complessa senza un preciso asse ordinatore ed è quasi sempre rappresentata nell’iconografia settecentesca con i lati della basilica e del portico dell’Ospedale di San Paolo tra loro paralleli, come è possibile notare anche  nella scena del palio. In realtà la piazza non è affatto regolare e nessuno dei cinque lati è parallelo ad un altro ma la sua configurazione spaziale fa sì che il visitatore la percepisca lo stesso come una piazza armonica rinascimentale. Tutte le strade sono tangenti ai lati della piazza eccetto via de’ Banchi che la collega direttamente con la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.  
Camillo Sitte - nel suo libro L’arte di costruire le città - riguardo alla piazza di Santa Maria Novella sostiene che nonostante abbia cinque lati, noi tutti la ricordiamo come se ne avesse soltanto quattro. Questo dipende dal fatto che normalmente si possono vedere soltanto tre dei lati contemporaneamente, perché l'angolo dei due lati rimanenti si trova sempre situato alle spalle dell'osservatore. Sitte afferma che «questa piazza è una vera composizione a sorpresa, tanto vi si è soggetti alle illusioni ottiche più impensate». Sostiene anche che le piazze delle vecchie città, dalle forme irregolari e più strane, raramente presentano un cattivo aspetto, mentre sono gli angoli obliqui dei moderni piani regolatori e le loro anche piccole irregolarità  a produrre quasi sempre una cattiva impressione. Il pregio per Sitte sta nelle loro irregolarità, nelle loro asimmetrie, percepibili soltanto sulla carta:  «Le antiche composizioni non venivano concepite soltanto al tavolo da disegno, ma sorgevano a poco a poco in natura, per cui gli antichi potevano rendersi agevolmente conto di ciò che in realtà colpiva l'occhio e non si attardavano a correggere i difetti di simmetria, evidenti soltanto sulla carta». Il pregio per Sitte sta nelle loro irregolarità, nelle loro asimmetrie, percepibili soltanto sulla carta:  «Le antiche composizioni non venivano concepite soltanto al tavolo da disegno, ma sorgevano a poco a poco in natura, per cui gli antichi potevano rendersi agevolmente conto di ciò che in realtà colpiva l'occhio e non si attardavano a correggere i difetti di simmetria, evidenti soltanto sulla carta».  

Planimetria della Piazza Santa Maria Novella tratta dal libro di Camillo Sitte

Durante l’Ottocento la piazza era attraversata dalla linea dei tram come possiamo vedere in un’immagine d’epoca ed è stata  chiusa al traffico proveniente dalla stazione solo sul finire degli anni ’80 del Novecento. La piazza dai primi anni 2000 è stata interessata da progetti di  riqualificazione,  con una completa ripavimentazione, con la scomparsa del traffico e dei parcheggi, oltre allo spostamento dei chioschi, delle panchine e dei bidoni dell'immondizia. Infatti nel lato nord della piazza, oggi, è installata l’isola ecologica dei cassonetti a scomparsa interrati. Più o meno a pochi metri dall’Hotel Roma dove  spesso mi fermo estasiata ad ammirare le artistiche vetrate di Tito Chini. Nella piazza è impossibile non ammirare anche la bellissima facciata rinascimentale della Chiesa di Santa Maria Novella, la quale venne terminata da Leon Battista Alberti nel 1470 su incarico del ricco mercante della zona  - Giovanni Rucellai - il cui nome è scritto sotto il timpano a perenne ricordo, e venne  innestata sulla parte inferiore già esistente della facciata che risaliva al Trecento. Leon Battista Alberti aveva sempre affermato il principio che il nuovo non doveva ignorare il passato, ma che viceversa,  la nuova e vecchia architettura si sarebbero dovute fondere e integrare in un’unica composizione.  
Il "Sol Invictus" al centro del timpano è lo stemma sia dei Domenicani che del quartiere di Santa Maria Novella dalla riforma amministrativa del 1343. Nella piazza si trovava tra i vari palazzi, anche quello di Luca Pitti, la sua prima residenza molto più modesta dell’altra – quella d’Oltrarno - poi ricomprata dai Medici. Nei suoi pressi è stata installata una web-cam, la prima a Firenze a disposizione in rete civica e ultimamente la piazza si è dotata anche di una rete Wire­less free per connettersi al web. Una piazza ricca di storia, di arte, di tecnologia … e  di “obbrobri”, perdonatemi il termine, mi riferisco alle sedute poste centralmente nella piazza,  opere che - a mio parere - offendono il senso estetico.
La sistemazione delle aiuole e dei camminamenti risaliva al 1933. Il giardino fu progettato negli anni ’40 del Novecento - dal paesaggista Pietro Porcinai - sottolineando la visione rinascimentale della piazza, tanto che Soprintendenza e Amministrazione comunale, sono state favorevoli a mantenere nel progetto di riqualificazione la memoria del giardino tenendo fermi i tratti principali del suo disegno, con le aree erbose in soluzione di continuità con le parti in pietra, cioè tutto su un unico livello, su un solo piano di calpestio.  
Fino a pochi anni fa al centro della piazza si trovava una vasca marmorea circolare che faceva zampillare l’acqua. La fontana e l’acqua sono da sempre simboli di rinnovamento e di vita. La fontana simboleggia, inoltre, la fonte inesauribile di benedizione spirituale e felicità. Soprattutto nei Paesi Arabi attorno ad una corte quadrata trova collocazione al centro una fontana,  come richiamo all’Eden o Paradiso Terreste. Al centro della piazza adesso le  sette sedute di cui quattro in acciaio corten con un effetto antichizzato (lunghe 8 metri e quaranta ciascuna) e tre in vetro, sono state posizionate sicuramente non per accogliere cittadini e turisti che da sempre vengono a visitarla.  Provate infatti a sedervi da maggio a settembre…è quasi impossibile per il calore, dato che si scaldano al primo sole. Ma non è solo una questione di praticità è soprattutto una questione estetica e concettuale.
Infatti, credo che nella sistemazione della piazza affiorino molte lacune e troppi errori, che tutti possono percepire, anche se, inizialmente, si può venir ingannati spostando la nostra attenzione sulla frase poetica e bellissima di Leon Battista Alberti incisa sulla seduta la quale recita: «L’architettura è il tempio dove riempire l’animo di gioiosa meraviglia». Negli intenti dei progettisti, da quella panca si può vedere riflessa la facciata.  
All'inizio dell'ultimo decennio dell'Ottocento, sempre Camillo Sitte suggerì l'idea di spazio urbano come negativo dell'architettura, come spazio contenuto tra gli edifici che può essere pensato "proprio come se si trattasse di un monumento", ma la sua modernità non risiede soltanto in questa inversione concettuale oggetto/spazio, ma perché egli contrastava la simmetria e ammirava le irregolarità degli spazi medioevali. Sitte oltre che moderno era anche conservatore, dal momento che  si opponeva alla dilatazione dello spazio urbano inaugurata a Parigi  da Haussmann e proponeva di imparare dalla storia la maniera di costruire la città. Basta guardare - nella piazza retrostante la chiesa di Santa Maria Novella - una delle opere più importanti del Razionalismo italiano degli anni Trenta del giovane Michelucci ed altri, cioè la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. L'edificio, per la sua dislocazione dietro l'abside della chiesa, suscitò all'epoca polemiche per il suo stile moderno, ma invece ritengo che rappresenti un caso di esemplare integrazione tra nuovo ed antico, a partire dalla sapiente scelta di impiegare lo stesso materiale esterno, la pietraforte. Ma l’una – la chiesa – è giocata sulla verticalità che conduce a Dio, l’altra – la stazione – sull’orizzontalità e sulla visione terrena. Sicuramente non si può dire altrttanto della stazione Termini a Roma a ridosso delle Terme di Diocleziano.  
Il retro della Chiesa di Santa Maria Novella in armonia con la Stazione di Santa Maria Novella in una veduta panoramica come esempio di integrazione tra il vecchio e il nuovo

La Stazione Termini a Roma e le Terme di Diocleziano in una veduta aerea
Ma torniamo alla piazza e alle sue sedute, dove con l’uso di materiali come il corten ed il legno si volevano richiamare probabilmente le panche del tempio, mentre con il vetro la luce, per esprimere molte trasparenze, immagini riflesse e colori. Piazza Santa Maria Novella resta tutt’oggi – anche per la vicinanza della stazione ferroviaria - una piazza molto frequentata da turisti ma anche dalla comunità fiorentina.   
Queste sette panchine a distanza di pochi anni si sono enormemente deteriorate, il legno si è imbarcato, il vetro frantumato e ritengo che il fatto di essere state collocate in modo trasversale all’asse che collega i due obelischi ne sottolinei un solo asse visivo. Infatti, da seduti (possibile da settembre ad aprile) o si guarda la loggia di San Paolo o la facciata della chiesa di Santa Maria Novella.  
La collocazione delle panche doveva essere diversa, cioè come sempre  era stata, cioè nelle aree marginali della piazza. Credo inoltre che un altro grave errore urbanistico riguardi  il tradimento degli assi multipli della piazza preferendo invece quello monumentale, cui ne consegue quindi la perdita della percezione dell’asse principale del sistema della corsa dei cocchi. La creazione di panche esteticamente e funzionalmente inadeguate con un design orribile degno neppure di un parcheggio di uno stabile di periferia, aggrava sicuramente la situazione. Con il sole e il calore il legno si deteriora facilmente, le parti metalliche si arroventano  e le panche di vetro oltre che estranee al contesto sono fragilissime, tanto che si sono subito rovinate. Il dialogo col passato sinceramente non regge il confronto. Peccato! Eppure Dostoevskij nell’Idiota ci ha insegnato che «la bellezza salverà il mondo», ma non tutti lo hanno compreso.  

(Articolo di Elisa Marianini  giugno 2019)


ARTICOLI E TESTI DI APPROFONDIMENTO

Patrimonio sos in difesa dei beni culturali e ambientali  
FIRENZE - Santa Maria Novella va in panchina
Maurizio Barabesi *, Arturo Carlo Quintavalle
Corriere fiorentino 07/04/2009



Ecco una carrellata di immagini dello stato attuale: le panche in vetro sono state ricoperte da manifesti pubblicitari di plastica  con su scritto anche "WORK IN PROGRESS" poichè  il vetro era tutto crettato, le panche di corten presentano gli inserti in legno rovinati e le fessure sono diventate depositi di tappi di plastica, mozziconi di sigarette etc... nessuno si può sedere inoltre per il gran calore... non ci sono parole da aggiungere le immagini parlano da sole del degrado apportato alla piazza da tali strutture che allontanano i turisti e i fiorentini.

Bottega d’arte e restauro: Via del Porcellana, 39/r e 39/b, 50123 Firenze Tel: 055-219250
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