Mostre collettive - Sito ufficiale della pittrice e storica d'arte Elisa Marianini

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Mostre collettive


Mostre collettive

GRUPPO DINAMO

"D.PENDENZE":

Giovedì 15 settembre 2016, alle ore 9:00, presso la villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo, col patrocinio del Comune si inaugura la mostra collettiva del GRUPPO DINAMO “D.PENDENZE” frutto della collaborazione di 14 artisti del noto sodalizio artistico:
Elena Bindi/ Silvia Boanini/ Mirko Borselli/ Adriano Buccoliero/ Barbara Falcone/ Daniela Feri/Costantino Gradilone/ Beatrice Marcora/ Paola Margheri / Elisa Marianini / Luca Mommarelli/ Tiziana Salvatici/ Tiziana Santinelli/ Paola Venturi
Sarà ospite anche Pino Bertelli.
La mostra rimarrà aperta dal 15 settembre al 25 settembre 2016
Orario: dal giovedì alla domenica ore 9-13 / 15-19.
Inoltre gli artisti vi aspetteranno per un aperitivo il giorno 17 settembre alle ore 18.00.


La mostra è una collettiva inaspettata e significativa che mira a far conoscere gli artisti del GRUPPO DINAMO, i quali spaziano  con le loro opere dalla pittura alla scultura, dalla ceramica alle arti applicate, dalla video installazione  alla fotografia. Gli  artisti dialogano tra loro proponendo la propria particolare declinazione con un tema sulle dipendenze, da qui il titolo “D.PENDENZE”,  esprimendo al meglio la singola esperienza in differenti ambiti artistici.  Quindi opere molto diverse nel linguaggio saranno unite,  affrontando questo tema che nella nostra società è sempre più in primo piano. Vengono alla mente tante forme di dipendenze, dalla dipendenza sul piano fisico da droghe e psicofarmaci, alla dipendenza dai social network, a quella da cibo e dal sesso, ancora dipendenza dal gioco, dipendenza psicologica da fanatismi religiosi e così via….. quindi per conoscere le tante sfaccettature proposte dagli artisti vi invitiamo a visitare la mostra  che scoprirete essere allo stesso tempo dirompente, per certi versi anche dissacratoria, ma ben ragionata,  capace di illustrare  la quantità e varietà di approcci artistici e pensieri che possono coesistere intorno ad uno stesso tema.




Elisa Marianini

“ANNUNCIAZIONE”


Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.


In questa  opera ho voluto rappresentare l’Annunciazione, simbolicamente collocata nel giorno al 9° mese prima del Natale, precisamente il 25 marzo.  L’ambiente è semplice e spoglio di ogni decorazione superflua, non ci sono elementi in sovrabbondanza e predomina una estrema povertà dello spazio, tanto che la scena è dominata dalle due sole figure dell’ Angelo e della Vergine. L’Angelo è appena arrivato nella casa di Maria e con un gesto le  indica il cielo, Maria seduta indossa un vestito blu, colore del cielo stesso ed ha il busto reclinato in avanti in segno di accettazione totale.  Nell’atteggiamento di Maria, come scritto nel Vangelo, si può leggere paura, timore, per l’improvvisa apparizione, mentre nello sguardo dell’Angelo si riconosce tenerezza e tranquillità, poiché le sta dicendo di non temere poiché è Dio che lo manda affinchè lei diventi madre di un bambino che chiamerà Gesù e che sarà il figlio di Dio. A ricordarci che tutto avverrà attraverso l’Immacolata Concezione è il vaso di fiori al centro simbolo della sua purezza verginale, mentre il raggio della colomba dello Spirito Santo dall’alto arriva proprio sulla figura di Maria mandato dal Padre Eterno. In modo forte e intimo il divino entra in rapporto con l’umano. L’annunciazione indica come la stessa rivelazione di Dio dipenda dall’apertura del cuore dell’uomo che può scegliere di accettarla come ha fatto Maria, oppure no.


Elisa Marianini


“IL POZZO PROFONDO”


Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare
Andrea s'è perso s'è perso e non sarà tornare
Andrea aveva un amore Riccioli neri
Andrea aveva un dolore Riccioli neri.


In questo dipinto ho voluto ricordare una canzone di Fabrizio de Andrè che affronta il tema delle diversità. Andrea, dopo aver perso l'innamorato al fronte, si suicida gettandosi nel pozzo “più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto”.
Il tema dell’antimilitarismo è questa volta affiancato ad una storia d’amore omosessuale durante la prima guerra mondiale. Andrea è sconvolto dalla notizia di aver perso il suo amore “riccioli neri”, dagli “occhi di bosco” e dal “profilo francese” che allo stesso tempo è contadino e soldato. Questa contrapposizione tra contadino e soldato fa riflettere sulla vita legata alla natura vivificante, e la morte legata alla guerra. Il suicidio è per lui l'unico modo per vincere il dolore, nonostante il secchio del pozzo tenti di dissuaderlo dal gesto.
L’idea della "diversità" è spesso vista in chiave negativa nella nostra società, come una minaccia alla propria identità generando in molti sentimenti di paura, ansia, e sospetto. I pregiudizi si nascondono dietro l’arroganza, 
l'ipocrisia e la volontà di onnipotenza di coloro che pensano di potere entrare con tanta violenza nell’intimità degli altri al fine di piegarla alle logiche della moralità.
Il pozzo che qui ho voluto rappresentare ha molte valenze simboliche, in quanto scende nella profondità della terra, e per questo è spesso connesso, sia con la dimensione dei morti, sia al carattere di discesa nelle profondità inconsce, intese come esplorazione di se e della propria sorgente vitale, per attingere alle proprie risorse interiori e trovare le qualità, le attitudini con cui affrontare la vita. Le violette che Andrea raccoglie ci testimoniano una personalità molto sensibile, esse sono nel linguaggio dei fiori allusioni al pensiero, all’amore romantico, alla fedeltà, alla modestia e all’umiltà. Per Freud la forma del pozzo, l’oscurità e l’umidità sono l’immagine dell’apparato riproduttivo femminile mentre Jung vede nella profondità e nell’oscurità una rappresentazione dell’inconscio e della ricchezza in esso contenuta.
Anche se Andrea compie il gesto estremo, esso diventa voglia di rinascere ricercando in se stesso quella scintilla divina con l’intento di ricongiungersi alla fonte principale che l’aveva generata.

Elisa Marianini


“L’ULTIMO VECCHIO PONTE”


Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.



L’ultimo vecchio ponte simboleggia metaforicamente la dimensione del viaggio tra vita e morte. La canzone Preghiera in gennaio è dedicata implicitamente a Luigi Tenco, è un abbraccio affettuoso che Fabrizio De Andrè dedica all’amico, una preghiera, un vero e proprio atto di pietà e comprensione nei confronti di tutti coloro che: “...all'odio e all'ignoranza preferirono la morte”. Nel brano di De Andrè esiste un unico indizio per rintracciare il ricordo di Luigi Tenco - morto suicida nel febbraio del 1967 dopo aver cantato al festival di Sanremo -, precisamente nel verso “ascolta la sua voce che ormai canta nel vento” è celata l’allusione alla professione di cantante. De Andrè rivolge un’invocazione a Dio affinché accolga tra le sue braccia coloro che hanno deliberatamente scelto di morire ricordandoci che i suicidi sono persone fragili e che più di altri hanno sofferto le durezze e amarezze della vita.
Il mondo naturale è descritto attraverso metafore - fiori e stelle rimandano ad una pace più profonda di quella terrena - e De Andrè immagina che l’amico stia percorrendo un sentiero fiorito per raggiungere il paradiso perché “non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio”. La rosa è il simbolo dell’elevazione spirituale e della bellezza. Il cammino è in salita ma all’apice una luce - il quinto elemento - schiarisce le preoccupazioni e porta ad una nuova vita, ad un'altra dimensione.


Elisa Marianini

“La danza di Salomè”

100 x 50 cm
Colori metallici, encausto e foglia oro su mds

In questo dipinto è rappresentata la tentatrice Salomè, conosciuta per la sua bellezza ma anche per la sua malvagità. La tensione permea l’opera attraverso un inquieto decorativismo che ci rivela a poco a poco la crudeltà e la freddezza di questa donna peccaminosa. In linea col clima della “Femme fatale” essa è libera, sensuale, assetata di voglia di vivere, enigmatica, persuasa che il suo erotismo – la sua arma segreta – adescherà la sua vittima, in un inesorabile destino che condannerà l’uomo ad un dramma di amore e di morte. Dallo scintillante oro della parte alta che investe ed inonda di luce il suo corpo sensuale, come un idolo cosparso di oro e gioielli, arriviamo ad una metamorfosi di colore e di forme per scoprire tra i tessuti preziosi dei suoi veli la testa del Battista anticipata dalle gocce di sangue amaranto. L’atmosfera è allo stesso tempo magica e barbarica: Salomè prefigura una nuova Giuditta che vendica però, non il suo popolo, attraverso l’uccisione del nemico – il generale Assiro Oloferne -, ma sottolinea la rivalsa e prepotenza crudele di una donna nei confronti dell’uomo, finalmente su di esso dominatrice. Salomè è come un demone mascherato da angelo, caduto dal cielo: il suo ruolo perverso, le sue movenze quasi sacrali la ritraggono come una sacerdotessa del Male. La parte bassa del dipinto presenta invece colori più freddi ed ecco che emerge la sua vera natura mutevole richiamando nelle forme il corpo ibrido di una Sirena bicaudata. Collegata al doppio trova profondi legami con il Centauro, che rappresenta la sua controparte maschile. La Sirena a due code è da sempre simbolo di femminilità e di fertilità, nel Cristianesimo, rappresenta anche la duplicità della natura umana (bene-male, ragione-istinto). La Sirena quindi è un ponte tra dimensioni diverse. E’ da sempre collegata alla morte come passaggio. Come insegna Omero dobbiamo diventare sordi alle voce della Sirena, non bisogna cedere. Molte chiese medioevali e rinascimentali hanno sui loro architravi il simbolo della Sirena a due code che in questa forma mette chiaramente in evidenza la parte femminile più intima, in riferimento alla sua unicità nel poter creare la vita. Dopo l’avvento della visione patriarcale, quindi maschilista, la donna viene relegata ad un ruolo inferiore perdendo l’importanza che da sempre l’aveva contraddistinta. Lei diventa il mostro che terrorizza, inganna, uccide, annienta. Importanti tornano alla mente le parole di Sant’Agostino "La vita in questo mondo è come un mare in tempesta attraverso il quale dobbiamo guidare la nostra nave fino al porto. Se questo ci riesce, resistendo alle tentazioni delle Sirene, essa ci condurrà alla vita eterna". In realtà però ciò che noi pensiamo come mostruoso è ciò che non siamo ancora in grado di accettare. Occorre scorgere il divino in ciò che ci appare mostruoso, diverso ed amarlo per quello che è, spogliandoci dei pregiudizi. La Sirena-Salomè vive in continua tensione tra l’alto e il basso, tra spiritualità e materialità. Il suo compito è tenere uniti questi due aspetti e ciò è possibile solo attraverso una lenta trasformazione.


Elisa Marianini


“La Pietra Filosofale”
(Afflila l’OPERA ostile)

100 x 50 cm
Colori ad olio, malta cementizia e foglia oro su mds


Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.
Immanuel Kant, Critica della ragion pratica, 1788
Ho voluto creare attraverso l’immagine del ruvido muro bianco un forte contrasto con la lucente pietra dorata che sembra cadere dal cielo e precipitare nell’acqua. La pietra è da sempre considerata un fondamento, un simbolo di forza, di stabilità. Essa può attuare una trasformazione, da montagna, a roccia, a sasso, a granello di sabbia, attraverso un lento cambiamento della sua essenza. La pietra in diverse tradizioni è il simbolo della persona umana, può infatti riferirsi - come roccia scavata e caverna che accoglie - all’aspetto femminile e - come pietra innalzata - a quello maschile. La pietra filosofale è quel nucleo divino presente dentro di noi che attende solo di essere riscoperto, attraverso un lungo lavoro su noi stessi, come una pietra grezza che deve essere levigata.
Guardando dentro il nostro cuore potremo migliorare e rimuovere i lati più negativi, ricercare quella pietra filosofale attraverso un impegno individuale e responsabile volto a smascherare le nostre falsità e paure. Potremo così e solo adesso trasmettere e riflettere la nostra positività, con un effetto pari a quello di un sasso gettato nell'acqua immobile di uno stagno, il quale provoca una serie di onde che si allargano concentricamente arrivando ad abbracciare e smuovere anche le zone più oscure e fangose. Credo inoltre che le situazioni difficili ci possono spingere a guardare verso le stelle: solo dopo aver inglobato le tenebre possiamo ricercare la luce.
La mia opera si intitola "La voce della conchiglia".........vuole ricordare la "Via Crucis" di Alfonsina Storni, una poetessa argentina morta suicida nel Mar del Plata.
Il suo è un cammino di solitudine e di tristezza ma allo stesso tempo di conservazione della memoria e di rinascita, di una donna che con grande forza e coraggio è stata in anticpo sui tempi per le sue scelte, per la sua stessa vita.
Nel mare ha ricercato una "casa di cristallo" per vincere la sofferenza e la pena che la vita su questa terra le stava regalando.


Elisa Marianini


“Autobiografie arboree”

100x70 cm
colori metallici, acrilico, encausto e foglia oro


Se un albero dovesse scrivere la propria autobiografia, questa non sarebbe
troppo dissimile da quella di una famiglia umana

K.Gibran
L'immagine dell'albero suscita numerosi pensieri che spesso ruotano intorno a due caratteristiche che esso possiede: da una parte l'essere connesso a due regni - il cielo e la terra - rappresentando lo scambio e l'intima necessità di completamento tra l"immateriale celeste" e il "materiale terrestre", dall'altra, l'immagine di un percorso, inteso come processo di crescita e di evoluzione.
Unendo il cielo alla terra, l'albero si radica sia in alto che in basso, elevando i suoi rami come radici nell'etere, e penetrando e ancorandosi a terra, tenta così la connessione anche tra il mondo luminoso della coscienza e quello oscuro e sotterraneo dell'inconscio.
Questa conciliazione fra mondi opposti, reca con sé l'aspirazione ad un cammino di crescita e di evoluzione.
Attraverso l'immagine dell'albero che continuamente si rinnova e rinasce, che si nutre da una sorgente dichiarata sacra dal fondo oro - colore dell'eternità – ho voluto rappresentare quell'umanità che come l'albero ricerca come profonda aspirazione, la rinascita ed il perenne rinnovarsi della vita, l'incessante affanno verso un ordine e un'armonia.
Sotto il tronco dell'albero ed intorno ad esso, tuttavia, la vita non è interrotta, ma possiede una sua straordinaria magica potenza: le radici formate da tanti volti umani diversi devono condurci all'intuizione che anche noi siamo alberi viventi uniti in una sacra famiglia.


Elisa Marianini

L’intricato labirinto della vita

“LABIRINTO”


Un labirinto è la difesa a volte magica di un centro, di una ricchezza, di un significato. Penetrare in esso può essere un rituale iniziatico, come si vede grazie al mito di Teseo. Questo simbolismo costituisce il modello di qualsiasi esistenza la quale, attraverso una quantità di prove avanza verso il proprio centro, verso sé stessa.

Mircea Eliade


Concorso "Aci promuove l'arte"
Mostra in corso alla sede Aci di Viale Amendola a Firenze fino al 26 maggio 2013.
Selezionate 40 opere.

La mia opera si intitola "L'Aderenza"


“L’ADERENZA”


Elisa Marianini





3° classificata

con le seguenti motivazioni:

Il gesto forte di una donna che ha saputo connettere il peso e la concretezza della materia col bagliore impalpabile di un riflesso dorato sommato ad un'interessante ricerca sui materiali, il colore e l'equilibrio nella composizione

Questi i pensieri che hanno guidato la mia creazione.....
La nostra vita è come un viaggio, tutti ci troviamo difronte ad una strada da percorrere. Spesso ci poniamo degli obbiettivi da raggiungere e se ci crediamo veramente e li perseguimo con tenacia essi prima o poi si realizzeranno poiché innumerevoli sono le potenzialità dell’uomo in ogni momento della vita. Quello che conta sopra ogni cosa è la coerenza delle nostre idee con le nostre azioni. E’ per questo che ho scelto la metafora della strada e della ruota per esprimere questi miei pensieri.
La strada e il cammino che abbiamo intrapreso sono rappresentati dal fondo nero. Spesso infatti la vita riserba difficoltà e amarezze e il percorso sembra che ci conduca verso il buio più totale, ma in realtà il colore oro, simbolo dell’eterno, di ciò che resta sempre, ci indica che il nostro è in realtà un viaggio verso il sacro. La ruota è da sempre un simbolo presente in tutte le culture, epoche e regioni del mondo, e fa parte di tutta quella serie di simboli definibili "del Centro", in cui è possibile individuare un punto centrale attorno al quale si sviluppa in modo simmetrico una figura. Altri esempi sono la Triplice cinta, il Fiore della vita, Il Nodo di Salomone, la Stella. Il punto centrale, in ciascuno di questi simboli, rappresenta l'Origine di tutte le cose, il Punto Immobile, l'Unità Primordiale dalla quale è scaturito tutto ciò che esiste.
Il movimento circolare della ruota simboleggia il ciclo delle notti e dei giorni, dunque della vita, della morte e della rinascita e sul piano filosofico, è da sempre stata l’immagine dell’eterno ritorno, del tempo ciclico, quindi dell’infinito.
Credo che l'uomo abbia la libertà di decidere se aspirare all'alto o perdersi nel basso: una posizione privilegiata grazie alla sua coscienza e al suo intuito umano che gli permettono di percepire sia le cose divine che vivere le cose terrene.
Il pneumatico dà sicurezza e stabilità a tutta la ruota e permette la massima aderenza in tutte le circostanze. Una coesione perfetta tra due superfici: un collante a grande aderenza che figurativamente è una corrispondenza e consonanza. Tutti dovremmo ricercare un’intima consonanza tra i fenomeni della natura, la nostra vita e le nostre finalità etiche per ricercare quella bellezza aderente che risplende solo nel cuore.


Mostra dedicata ai Carabinieri a Palazzuolo sul Senio


sabato 21 maggio 2011 in occasione della cittadinanza onoraria concessa a De Vecchi

“Il fuoco della lealtà nell’amore”

opera da me creata per la Compagnia dei Carabinieri di Borgo San Lorenzo


In questo dipinto ho voluto inserire i colori che ad un primo sguardo sono immediatamente identificabili come colori propri dell’Arma dei Carabinieri: il nero ed il rosso.
Per me essi sono carichi di significati simbolici.
Il nero rappresenta l'oscurità, il vuoto, la morte, tanto che esso è un "non colore", l’assenza di colore. Il rosso è il simbolo dell'amore, della carità verso gli altri e della passione e corrisponde ad uno stato d'attivazione teso alla conquista del bene sul male. Il carabiniere mobilita tutte le energie, con sicurezza e fiducia nelle proprie forze e capacità, anche se attraverso tante difficoltà - segnate dai graffi neri incisi sulla cornice bordata di rosso - è chiamato ad una missione di pace ed aiuto verso il prossimo. La capacità di focalizzare, il cuore, la coscienza e la volontà è dettata dalla forza che sicuramente egli riceve dalla fiamma, dalla luce nella quale egli crede.
Il fuoco purifica, annulla e distrugge il male è il simbolo della forza vitale, infatti, al centro del dipinto una fiamma dai colori caldi e bronzati rappresenta il simbolo della stessa Arma della Repubblica Italiana circondata da un terreno fertile in germinazione.
A ricordarci che questo territorio è il Mugello è il tracciato del confine segnato al centro del dipinto dove sono indicate le stazioni dei nove Comuni, i quali dipendono dalla Compagnia di Borgo San Lorenzo in quanto è da questa che si dipartono i raggi che legano le varie stazioni evocando in maniera efficace l’idea d’espansione e d’irraggiamento. I punti tenuti insieme dal filo significano l’unione concorde e formano una stella che è la guida per eccellenza, un punto di luce nella notte, che il saggio usa per orientarsi nel mare della vita.
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